| 29 set 2011 |
Italians do it better questo il titolo della terza conversazione organizzata da Lombardini22 lo scorso 22 settembre nell’ambito del progetto 150italiae. (www.150italiae.it). L’incontro ha voluto proseguire la ricerca intorno ai trend contemporanei che animano il nostro Paese sulla scia delle due precedenti conversazioni Per farsi sentire ci vuole unità e Italia, nuovi stili di acquisto. A conversarne, due interlocutori che si sono distinti in mondi diversi come quello del Real Estate e della Filosofia per provare a individuare i tratti comuni di un saper fare e di un saper vivere che contraddistinguono l’italianità. Da un lato Valeria Falcone Country Head – Carlyle Real Estate, espressione del ‘nuovo che avanza’ nel mondo del Real Estate, donna determinata e preparata che ha imparato a conciliare le sue due passioni – i numeri e l’architettura – per arrivare a decidere e guidare gli investimenti di una prestigiosa multinazionale finanziaria in Italia. Dall’altro Franco Bolelli, filosofo e scrittore, con una passione assoluta per la costruzione di nuovi paradigmi mentali, sentimentali, comportamentali, autore di tanti libri – in particolare ‘Viva Tutto’ – scritto a 4 mani con Jovanotti. Uno difficilmente ‘catalogabile’, ieri playmaker di basket, oggi di progetti e festival sulla innovazione. A moderarli Paolo Facchini, presidente di Lombardini22, che ha preso spunto da alcuni stralci del libro di Bolelli per stimolare il dibattito. Come ci si muove in una realtà che presenta molti aspetti intangibili, come si gestisce la paura? Per Valeria Falcone la paura ha una connotazione positiva. La paura è energia, è adrenalina, va cavalcata e canalizzata per innovare schemi di comportamento superati. E’ importante lavorare in modo sereno, ponderare, è importante non porsi limiti e mantenere un atteggiamento mentale aperto. Quando poi si passa all’azione conta la determinazione, la passione, la fiducia nell’efficacia della propria iniziativa. Anche l’eventuale errore non può che contribuire ad una evoluzione! Un tema, questo, particolarmente caro anche a Bolelli che ha elencato, nel suo libro, gli undici comandamenti dell’evoluzione. Tra questi il più importante: “il mutamento è quanto di più naturale, l’innovazione non è avanguardia ma espressione naturale di un organismo sano”. Bolelli spiega che ‘non siamo alberi ma corpi concepiti per il movimento, per il divenire’. In Italia invece si tende ad enfatizzare l’attaccamento alle radici, alla continuità, dimenticando che ogni scatto evolutivo richiede discontinuità. Evolvere significa accettare di perdere qualcosa in virtù di un beneficio più alto, ma ‘cosa siamo disposti a perdere?’ “L’Italia è il paese di un altro curioso paradosso – spiega Bolelli – vi è grande riconoscimento per il talento individuale e scarso interesse per l’innovazione di sistema. C’è la consapevolezza di essere culturalmente più sofisticati rispetto a più moderne civiltà ma poi manca la disciplina dell’ innovazione.” “Eppure – racconta Valeria Falcone – oggi più che mai colgo nel nostro Paese i presupposti per una rivoluzione culturale. Aumenta la consapevolezza che il “profumo di libertà” dipende da noi, dalla passione con cui ci cimentiamo tutti i giorni nelle cose che facciamo. Credo che i tempi siano maturi per proporre una sorta di ‘condono culturale’ in tutti i settori e soprattutto nel Real Estate. L’agire in base alle raccomandazioni, allo scambio di favori, ai compromessi, va superato. C’è bisogno di mettere da parte quello che è stato e andare diretti alla radice dei problemi puntando alla trasparenza”. Ma allora l’italiano come può rimanere al passo col mondo e non diventare un provinciale della globalizzazione? “E’ determinante il punto di vista da cui osserviamo il nostro paese – racconta Bolelli – siamo meno provinciali di quello che pensiamo. Milano, ad esempio, è una città che sprizza creatività. In cui cresce costantemente il numero di imprese e di professionisti che fanno business grazie alle idee, al software, all’approccio vispo e curioso verso nuove opportunità. Bisognerebbe lavorare con l’evidenziatore per far vedere quello che c’è. Chi non percepisce questo rinnovamento sta probabilmente guardando da un osservatorio sbagliato. Per questa comunità, abituata a vivere delle proprie idee ‘il futuro non si prevede ma si inventa ogni giorno’. Forse manca ancora, ma si coglie nell’aria, l’affermarsi di una mistica del ‘possibile’, un atteggiamento psicologico diffuso di non rassegnazione”. Lo ribadisce Paolo Facchini - in chiusura – quando racconta che le difficoltà che ci impone il nostro Paese stanno contribuendo alla evoluzione di una specie particolare di italiani, assolutamente insuperabile nella capacità di gestire rapide, cadute, accelerazioni improvvise, deviazioni non segnalate, agguati, ostacoli. E chiude con la metafora dei ‘salmoni’. Forse ancora una volta vale la pena sottolinearlo: Italians do it better! |



