| 25 lug 2011 |
Italia:nuovi stili di acquisto questo il titolo della seconda conversazione organizzata da Lombardini22 nell’ambito del progetto 150italiae. Un incontro particolarmente interessante per il forte accento sul cambiamento degli stili di vita, prima ancora che su quelli di acquisto. Da una parte Pietro Malaspina, consigliere delegato ai rapporti istituzionali di Sonae Sierra, presidente del Comitato Nazionale dei Centri Commerciali, grande esperto di Retail, dall’altra Enrico Cietta, senior partner Diomedea, esperto di economia della moda, insegnante al master Luxury&Fashion Management del Sole24ore e autore di numerose pubblicazioni tra le quali ‘La rivoluzione del fast fashion’ . A moderarli, Paolo Facchini, presidente di Lombardini22. Un primo dato di fatto è il cambiamento del tradizionale rapporto tra produzione, distribuzione e consumatore. “Il prodotto moda – spiega Cietta – è sempre più assimiliabile al prodotto culturale, è un bene immateriale, ibrido. Il consumatore è coproduttore del valore del prodotto, lo acquista non tanto perché ne ha bisogno ma perché ha un significato, un senso, un valore simbolico”. Anche Malaspina sottolinea lo spostamento del baricentro del mercato dal produttore al consumatore. Un passaggio mediato inizialmente dalla figura del distributore, anello strategico per il passaggio di informazioni dal mercato al produttore. Oggi, complice il web, il consumatore dialoga e sceglie sulla base delle informazioni fornite da consumatori che hanno il suo stesso profilo: quello che conta è il parere del proprio gruppo sociale. L’acquisto diviene una conseguenza della personalità del consumatore. E la pubblicità, soprattutto sui target più giovani, ha sempre meno impatto. La premessa è che è cambiato lo stile di vita: l’acquisto non nasce da un bisogno, è piuttosto ‘un esperienza’, è il sapere che ti puoi permettere qualcosa. Ma come è cambiata l’interazione tra punto vendita e consumatore? “Pensiamo alla musica – racconta Cietta – è un ‘prodotto’ che può girare su mp3, su cd. Ciò nonostante sentiamo il bisogno di frequentare concerti. Come mai? Semplice: perché il ‘luogo produce valore’, determina parte del valore del prodotto. E perché, nonostante la possibilità di acquistare merce via internet, si va in negozio? Perché il negozio è sempre meno uno spazio di intermediazione commerciale, ed è sempre più una fabbrica di valore. L’esperienza dello shopping è diventata determinante! Se compro una moto posso ricavare dal web infinite informazioni già prima dell’acquisto, se compro un casco on line posso risparmiare fino al 50%, ma prima passo dal punto vendita provo e sperimento il prodotto, poi acquisto on line. Inutile aggiungere che – rispetto a questa tendenza – i Centri Commerciali possono rappresentare luoghi ideali di sperimentazione”. E allora cosa ci si può aspettare per il futuro nella relazione tra ‘luogo del commercio’ e i frequentatori? Il mercato si modifica rapidamente ed il punto vendita, per seguirlo, deve stargli vicino ed essere rapido nei cambiamenti. “Ecco perché – racconta Cietta – il meccanismo di delocalizzazione della produzione si sta esaurendo. Andiamo verso punti vendita ‘vicini al consumatore’: il prodotto deve essere creato vicino al mercato. Il negozio si approssima fisicamente, temporalmente e creativamente al consumatore. E deve cambiare rapidamente in sintonia con il variare delle collezioni. Si va quindi verso architetture temporanee, con facciate coordinate ai prodotti venduti. Il punto vendita del futuro diventa un ibrido tra architettura e scenografia. Tutto su www.150italiae.it |



