| 01 lug 2011 | Per farsi sentire ci vuole unità, questo il titolo della prima conversazione organizzata da Lombardini22 nell’ambito del progetto 150italiae. Un incontro ricco di spunti e di proposte che ha visto dialogare per oltre un’ora due esponenti di rilievo della comunità del Real Estate: Guglielmo Pelliccioli, editorialista di Quotidiano Immobiliare e Piergiulio Dentice di Accadia, gestore fondi Cordea Savills sgr. A moderarli, Paolo Facchini, presidente di Lombardini22 che ha dato spazio nella prima parte dell’incontro alle ragioni per cui il Real Estate italiano non riesce a farsi sentire per poi portare la discussione sulle iniziative che andrebbero attuate per riportare il mondo immobiliare alla centralità che merita nel quadro delle risorse nazionali. Guglielmo Pelliccioli, grande provocatore, ha sottolineato i punti di debolezza degli organi di comunicazione italiani che ancora troppo spesso trattano il tema del Real Estate in rapporto agli scandali, ai “furbetti del quartierino”, alla speculazione edilizia, senza mai evidenziare le belle architetture ed il loro valore sociale. Ha poi raccontato come il mondo delle istituzioni abbia la tendenza a recepire solo il valore finanziario del mondo immobiliare senza considerarne le profonde ricadute sulla bellezza dei luoghi e sulla comunità. Questa situazione è aggravata dalla tendenza degli operatori del settore a indugiare sul ‘lamento’ senza cercare un dialogo costruttivo. Di fatto, la comunità immobiliare italiana è rappresentata da troppe associazioni che non riescono a produrre una cultura diffusa su quello che rappresenta il Real Estate per il mercato italiano e per la cultura del nostro paese. Piergiulio Dentice di Accadia, forte della sua esperienza finanziaria, ha premesso come, i fondi immobiliari, rappresentino una delle tre principali classi di investimento, oltre alle azioni ed alle obbligazioni, per la remunerazione del risparmio. “Nel 2010 – ha raccontato – sono stati investiti nel Real Estate oltre 350 miliardi di dollari. Ma l’Italia è stata in grado di attrarre solo il 4% di questo valore! Ciò avviene perché è diffusa una percezione forte del ‘rischio paese’: rischio normativo, creditizio, legale. C’è poi un’aggravante: chi scrive le regole non conosce il mercato”. E allora cosa si può fare? “Bisogna fare le cose bene – dichiara Pelliccioli – e isolare quelli che non le fanno. Bisogna che gli organi di comunicazione diano un contributo divulgando notizie e informazioni anche verso quei settori che abitualmente restano all’oscuro di tutto quello che avviene nel mondo immobiliare. Inoltre – aggiunge Pelliccioli – vorremmo creare a breve un comitato etico, formato da filosofi, sociologi ed economisti, che possa dare luce al valore sociale del Real Estate e all’importanza che ha ogni archiettura per il benessere di chi la abita”. Secondo Dentice di Accadia: “dobbiamo puntare sulla qualità del prodotto immobiliare, anche perché è finito il tempo in cui gli uffici garantivano comunque un ritorno. Questo sta in parte già avvenendo con l’affermarsi dell’housing sociale ma può consolidarsi ancora di più portando un po’ di made in Italy nel prodotto immobiliare. Bisogna cominciare a raccontare storie di successo come nel caso dello sviluppo Hines a Milano e, su questo, gli architetti possono dar un grande contributo”. Proposte, quelle dei due conversatori, che innescano nella platea grande fermento. Il primo a intervenire è Giovanni Verga, assessore uscente alla Casa, che racconta con orgoglio di aver tenuto a battesimo il grande progetto per lui ancora GARIBALDI REPUBBLICA, e di aver lavorato con impegno affinchè vincessero le soluzioni architettoniche più belle. “Perchè il bello – ha dichiarato con fermezza Verga – è anche il bene, perché la qualità ‘paga’ e contribuirà ad aggiungere valore alle iniziative immobiliari più belle”. C’è poi bisogno di etica, di trasparenza – ha aggiunto l’avvocato Marco Rota Candiani di Lovells – e in virtù della sua lunga esperienza all’estero ha raccontato come già 10 anni fa i problemi del settore fossero percepiti nella stessa maniera e come l’Italia fosse vista come un paese fatto di individualità formidabili non supportate da un ‘sistema paese’ adeguato. “Ma serve qualcosa in più – ha concluso Pelliccioli – servono creatività e innovazione. Non ha senso creare associazioni di giovani del Real Estate costituite da ‘figli di papà’, ma associazioni che riuniscano giovani che si siano distinti per i meriti e per l’impegno profuso nel rinnovamento del settore, perché dalla crisi si esce anche con la fantasia dei giovani!” Tutto su www.150italiae.it |



